martedì 27 dicembre 2011

27/12/2011 - Jambalaya n. 21

Ci sono momenti nella vita in cui ci si impantana. E ci si impantana a tal punto che la mota ti entra da ogni dove... naso, orecchie, occhi! Un disastro! Ripartire non è facile e quasi sempre occorre il traino di qualche fattore esterno, che si tratti di persone o circostanze fortunate non importa.
Appena ripartiti, credo che la cosa migliore da fare sia controllare che tutto sia in ordine: chiameremo questa fase, "fase del consolidamento". Per ritrovare la giusta motivazione occorre prima di tutto aggrapparsi alle cose che si conoscono meglio. Questo ci aiuta a ritrovare fiducia e slancio.
Solo dopo aver consolidato si è pronti per avviare la fase di ripartenza, quella che ci può condurre verso nuovi obiettivi. Mai, nemmeno per un secondo, smettere di desiderare... desiderare la scoperta, l'esperienza, il confronto con cose nuove. Mai. Altrimenti è un attimo impantanarsi di nuovo.

27/12/2011 - Jambalaya n. 20

La nostra cultura ha sviluppato un sapere di tipo analitico, credendo nel progresso scientifico e nell'approccio sperimentale sulle cose. Molte filosofie orientali propendono invece per un sapere istintivo, incentrato su un contatto diretto con la natura e con le sue leggi di base. Non credo che le due cose si escludano, sebbene farle coesistere sia tutt'altro che facile.
Per le decisioni quotidiane, dove sono richiesti metodo e disciplina, l'approccio analitico risulta senz'altro più efficace e "stimolante". E' un ottimo modo per rimanere concentrati e per ragionare su dati oggettivi piuttosto che sulle impressioni. Per le decisioni che rappresentano svolte più o meno grandi nel corso degli eventi, invece, ritengo che non si possa prescindere dall'istinto. Anche quando pensiamo di orientare le nostre scelte in modo neutro siamo sempre guidati dal nostro vissuto e da quello che pensiamo dovrebbe essere la realtà: in poche parole dalle idee. Un'idea, non sono certo io a scoprirlo, è una prospettiva con cui si guarda la realtà. Quando sviluppiamo delle idee, pertanto, incidiamo, volenti o nolenti, sulla realtà.

lunedì 5 dicembre 2011

05/12/2011 - Incursione n. 16

Il Ministro Fornero si mette a piangere per i sacrifici richiesti dal Governo. Monti subito dopo si taglia una vena ed ecco servita la manovra "lacrime e sangue" !!

05/12/2011 - Incursione n. 15

Un piccolo consiglio: non aspettate mai a dire quello che sentite dentro. I rimorsi ed i rimpianti sono sempre dietro l'angolo e l'orgoglio non fa altro che alimentarli.

05/12/2011 - Jambalaya n. 19

Che cosa può impedire ad uno Stato di trovarsi nella situazione per cui una ristretta classe dirigente, con interessi del tutto particolari e completamente slegati da quelli della massa, si trova a prendere decisioni per tutti? Decisioni che ignorano completamente le vere esigenze dell'uomo comune?
A ben guardare l'unica risposta è: "l'emancipazione" dei poveri. Finché le classi meno abbienti vivranno in modo atomizzato, affidandosi sempre alla filantropia e alla capacità di decidere del potente di turno non c'è molta speranza di cambiamento. E per impedire che ciò accada bisogna lavorare sulle piccole cose quotidiane, ragionando in termini sistemici e non per i piccoli tornaconto del momento. E' da questo punto di vista che l'attuale classe politica TUTTA ha fallito pienamente la propria missione. Dietro certe battaglia fondamentali ha visto troppo spesso il calcolo politico contingente, sacrificando ad esso la lotta culturale di fondo. Abbiamo distrutto alcune idee fondamentali della nostra epoca, interpretandole solo per i loro risvolti economici: è forse giunto il momento di recuperarle nella loro valenza più ampia, culturale. Per farlo, ripeto, occorre partire dal basso, dalla quotidianità di ognuno di noi.
La nostra è diventata una società troppo brava ad infischiarsene delle idee, a tutti i livelli ed in tutti i settori. Le idee non hanno peso e, si pensa, non aiutano ad arrivare alla fine del mese. Non è così. Un'idea è una prospettiva con cui guardare la realtà e, come tale, è uno stimolo a modificare le condizioni contingenti in funzione di un obiettivo comune. Un'idea, considerata tale, è molto più concreta di ogni piccola grande azione compiuta quotidianamente da ciascuno di noi.

venerdì 2 dicembre 2011

02/12/2011 - Incursione n. 14

Dalle secche del lento incedere della quotidianità si esce in due modi: o con la pazzia o con dei salutari e giganteschi colpi di culo!!

02/12/2011 - Incursione n. 13

Se avete un tarlo nel cervello, sperate solo di non essere una testa di legno

02/12/2011 - Jambalaya n. 18

Si avvisano i signori viaggiatori che il treno per la serenità viaggia con qualche mese di ritardo, causa guasto del materiale rotabile e improvviso "smarrimento" del conducente. Ci scusiamo per il disagio arrecato.
Magari cambiando stazione?

mercoledì 30 novembre 2011

30/11/2011 - Jambalaya n. 17

Un esperimento di alcuni mesi fa dimostrerebbe che non è vero che i pesci hanno una memoria corta (si pensava addirittura che durasse appena pochi secondi). Dunque anche i pesci avrebbero la capacità di ricordare, se non altro quello che è connesso alla loro sopravvivenza. Sfatata anche questa falsa credenza, nel regno animale gli unici esseri ormai rimasti con la fama di non saper ricordare il passato sono gli elettori italiani. Fino a dimostrazione contraria, ovviamente.

30/11/2011 - Jambalaya n. 16

Come chiamereste voi una persona che accetta sempre solo quello che viene, senza mai fare il primo passo? Una persona che si dedica solo a chi può darle qualcosa in cambio? Una persona che non ha la sensibilità sufficiente per accorgersi dei disagi altrui?
Non so voi, ma io non trovo definizione migliore di "opportunista".
Spero di non diventare mai quel genere di persona. Meglio metterci la faccia e sbagliare che aspettare i passi falsi degli altri. Poi è comunque vero che un po' di opportunismo ogni tanto non si riesce proprio ad evitarlo: l'importante è l'atteggiamento di fondo e l'onestà di ammettere le proprie debolezze.

martedì 29 novembre 2011

29/11/2011 - Jambalaya n. 15

Nella vita non ci sono punti fermi. Gli unici punti fermi che possiamo sperare di trovare ce li abbiamo in faccia e sono neri oppure di colore rossastro.
Tocca farsene una ragione e magari un punto di forza. Così come non li abbiamo noi non li hanno nemmeno gli altri e chi è più bravo a muoversi in mezzo alle condizioni che cambiano continuamente riesce a trovare più velocemente il proprio equilibrio.
I veri punti fermi, invece, si possono sempre schiacciare.

martedì 22 novembre 2011

22/11/2011 - Incursione n. 12

Un pensiero dedicato a tutti quelli per cui l'autostima è solo un futuro modello di macchina... coraggio! Siamo in tanti!

lunedì 21 novembre 2011

21/11/2011 - Jambalaya n. 14

I giochi sono delle fantastiche metafore della vita. Come nelle strategie di gioco, infatti, anche nella vita di tutti i giorni le persone adottano comportamenti più o meno tattici. Gli uni e gli altri finiscono stranamente per assomigliarsi, ci avete fatto caso? Tutto deriva dalla predisposizione d'animo che ciascuno ha nei confronti delle piccole e grandi sfide che sono sempre indipendenti dalla nostra volontà.
Un esempio classico. Avete mai giocato a Risiko? Avete presente quelli che pur di NON PERDERE adottano una strategia di melina ad oltranza aspettando sempre che qualcun altro si suicidi nella speranza che accada qualcosa? E' come la tattica del contropiede a calcio: assolutamente legittima, per carità. Ma è altrettanto legittimo che faccia incazzare gli avversari di turno: io creo gioco e faccio divertire il pubblico e tu ne raccogli i risultati? Preferisco continuare a prendere valanghe di gol in contropiede piuttosto che restare alla finestra ad aspettare le mosse false degli altri.
Qualcuno, dall'alto della propria montagna di saggezza, la chiama pazienza. Ma non è che spesso tutta questa pazienza nasconda in realtà delle semplici scelte di comodo? Chi si butta sbaglia nove volte su dieci, ma almeno vive nella consolante illusione di prendere in mano le redini della propria vita e tirarle nella direzione che più gli piace. Agli altri la consolazione di crearsi una pagnotta con le briciole.

21/11/2011 - Incursione n. 11

E' brutto constatare come a volte la felicità sia un gioco a somma zero. Nel senso che per qualcuno col saldo in positivo c'è sempre qualcuno col saldo negativo. Peccato che in certe situazioni non ci siano margini per la serenità di tutti quanti! Davvero un gran peccato!

21/11/2011 - Jambalaya n. 13

Fare come gli struzzi che nascondono la testa sotto la sabbia non mi è mai piaciuto, non mi piace tuttora e non mi piacerà mai. Tra le poche certezze della vita, insieme al fatto che la bistecca è meglio poco cotta e che tutti i giorni facciamo tante cose che appena cinque minuti dopo avremmo preferito non fare, annovero anche questa.
Di fronte a chi ti presenta il conto e si limita a dire: "questo è il dovuto, paga pure quando ti fa comodo, basta che paghi", un minimo di sconforto ne deriva. Purtroppo non ci è dato di svitare la testa delle persone per vedere come si sono sviluppate le loro sinapsi, pertanto non resta che prendere atto ed andare avanti. Ovvio però che si crea una ferita lacero-contusa difficile da rimarginare. Tutto si perdona, ma non tutto si giustifica, perché non necessariamente le priorità delle persone devono combaciare sempre: le persone sono organismi complessi che si evolvono nel tempo e tendono a complicarsi l'esistenza.
La non giustificabilità, che, ribadisco, non deve essere confusa con l'impossibilità di perdonare, è una questione di coerenza e la coerenza, purtroppo, impone rigidità. Se non altro perché non esiste la flessibilità a una sola direzione: provate a lanciare un uovo sodo contro un muro e vedrete se non ho ragione!!!!

venerdì 11 novembre 2011

11/11/2011 - Jambalaya n. 12

Quando si verificano temporali estivi devastanti, molto spesso si tende a dire: "aspettiamo che si calmino le acque per sistemare le cose". Apparentemente questa è la soluzione più saggia, ma può capitare che il tempo prosciughi lentamente l'alveo del fiume. Quando non vi sarà più nemmeno una goccia d'acqua non ci sarà più nulla da calmare. Resterà solo tanta aridità.

lunedì 7 novembre 2011

07/11/2011 - Jambalaya n. 11

"Andai nei boschi per vivere con saggezza, vivere in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto"(Henry David Thoreau).
E' uno dei passaggi più impressionanti del film "L'attimo fuggente". Credo che la cosa si applichi molto bene ai rapporti tra le persone. Tutti abbiamo continue relazioni col prossimo, per lo più di natura superficiale. Tali relazioni derivano spesso dalla condivisione di interessi, situazioni e svaghi. Se non fosse così sarebbe una fatica immensa dover rendere conto a chiunque delle nostre azioni e delle nostre scelte; scelte e azioni che in genere si sviluppano lentamente nel tempo e affondano le radici nel nostro vissuto.
Tuttavia, accanto alle relazioni di semplice conoscenza, abbiamo tutti bisogno di instaurare legami più profondi con chi sentiamo essere in sintonia col nostro modo di vivere.
E' un dato di fatto, ma in genere non mi accontento dei semplici dati di fatto e, mosso da una curiosità per la vita che talvolta mi logora, me ne sono spesso chiesto il motivo.
La logica di fondo che motiva questo nostro bisogno credo sia quella dello specchio. Nelle persone con le quali abbiamo qualche punto di contatto, rivediamo noi stessi, ma con uno sguardo diverso. Una vita sola non ci basta per fare tutte le esperienze possibili e desiderate. Ecco che allora lo sguardo degli altri ci aiuta a cogliere risvolti dell'esistenza, fosse anche solo la nostra personale esistenza, che da soli non saremmo in grado di afferrare. Vivere in profondità alcuni rapporti umani è un bel modo per succhiare il midollo della vita. Ci aiuta a metterci in discussione e ad allargare il nostro orizzonte. Le menti elette non vanno in giro con la verità in tasca. La ricercano insieme agli altri.

07/11/2011 - Jambalaya n. 10

Leggendo sul dizionario la definizione di delusione c’è scritto: “Essere amareggiato e rattristato per la mancata corrispondenza tra le proprie aspettative e la realtà”.
E qui inizia il bello. Quanto è colpa delle aspettative e quanto della realtà? A ben guardare il problema, che non ha soluzione, è un finto problema. L’uomo perfettamente saggio sa benissimo che mentre sulla realtà può esercitare un blando controllo, sulle aspettative è in grado di intervenire molto di più. Se mi cimento ai fornelli, inutile che lo faccia pensando già di avere il giorno dopo una mia trasmissione televisiva nella quale, con occhio ammiccante, educo giovani madri di famiglia o inebetiti single senza manualità all’arte culinaria. Se pasticcio col PC, inutile che fantastichi un giorno di avere la mia bella società a Palo Alto (a proposito, sapete perché la cittadina si chiama così? Prende il nome da un alto albero di sequoia). Molto meglio limitarsi a non far danni e a cercar di far funzionare la cosa che sto facendo per la ristrettissima cerchia dei miei conoscenti. Solo col tempo scoprirò se ho attitudini tali da rendermi una specie di genio in quello che faccio. Dunque, rassegniamoci tutti quanti, tocca lavorare sulle nostre aspettative.
Ci sono persone più portate di altre a provare delusioni. Secondo quanto appena detto, ciò dipende dalla loro innata tendenza a porsi obiettivi troppo ambiziosi. O meglio, visto che non c’è nulla di sbagliato a sognare traguardi altisonanti, a porsi obiettivi troppo ambiziosi nell’immediato. La gente di successo, a ben guardare le loro biografie, unisce una grande determinazione alla capacità di saper procedere per gradi: il famoso “un passo dietro l’altro”. Prima di imparare a correre, dobbiamo essere capaci di rimanere in equilibrio. Solo la pratica ci dirà quanto siamo in grado di bruciare le tappe, non la nostra convinzione iniziale: quella è il propulsore, non la garanzia di riuscita.
Imparare a far questo significa avere una grande consapevolezza delle proprie capacità e dei propri limiti. Non so voi, cari miei quattro lettori, ma io me lo ripeto come un mantra tutti i giorni. Purtroppo appartengo a quella categoria di sognatori che vogliono subito i risultati e si immaginano già ad un livello di perfezione in realtà molto difficile da raggiungere. Per carità, non c’è nulla di male nel provare ogni tanto qualche cocente delusione. Il problema sorge quando le delusioni si susseguono senza soluzione di continuità. Lì c’è da lavorare parecchio: non parliamo delle delusioni circa le persone, poi. In quel campo sono dolori di pancia lancinanti. Eppure il masochismo può anche essere trasformato in vera e propria forma d’arte.

07/11/2011 - Jambalaya n. 9

L'Italia in questo periodo assomiglia ad una bella donna, un po' stupida (forse meglio frivola), ma molto attraente. Così attraente che tutti cercano di banchettare al suo desco e lei non fa nulla per respingerli perché incapace di accorgersi delle macchinazioni che ci stanno dietro. Il vero elemento che induce a riflettere è però quello del suo innegabile fascino, intatto nonostante una certa aria dimessa e decadente che le si è andata formando nel tempo. Che ne sarà di questa attempata ma ancora fiorente signora? Siamo tutti in trepidante attesa di scoprirlo.

martedì 25 ottobre 2011

25/10/2011 - Incursione n. 9

Tutti a dire: conta fino a dieci prima di parlare. NON SO CONTARE, VA BENE !!??!!??

lunedì 24 ottobre 2011

24/10/2011 - Jambalaya n. 8

Nella vita abbiamo sempre bisogno degli altri. A meno che non facciamo scelte estreme, come quella di allontanarci dal prossimo per vivere in completo isolamento. Ne abbiamo bisogno per varie ragioni: gli altri ci aiutano a raggiungere i nostri obiettivi, ma sono anche uno specchio di fronte al quale ci poniamo per conoscere meglio noi stessi.
Ci sono però momenti in cui subentra prepotente la difficoltà di comunicare e di essere capiti. E' inevitabile, purtroppo. Tutti eviteremmo certe incomprensioni, ma queste vanno ben al di là della nostra capacità di controllo della situazione: percorsi di vita differenti, bisogni altrettanto differenti, debolezze molto personali che difficilmente possono essere tollerate da chi ci sta vicino. Esperienze, obiettivi e debolezze sono le cose che ci rendono unici e con le quali dobbiamo ogni giorno confrontarci per essere persone credibili e affidabili.
A salvarci, in questo nostro camminare perennemente sul ciglio del burrone, è l'onestà di fondo con la nostra parte più intima. Anni fa ebbi a dichiarare che siamo felici solo quando siamo in pace con la nostra coscienza. Solo col tempo ho potuto capire la forza di quella intuizione. E' solo la coerenza con le nostre pulsioni profonde che ci consente di tenere ferma la barra del timone anche di fronte all'incredulità e allo sconforto di coloro che ci circondano e che ci vogliono bene. Mentire a se stessi può essere utile in alcune circostanze; ma prima o poi ci si troverà a pagare pegno anche per la più piccola mancanza di onestà.

giovedì 20 ottobre 2011

20/10/2011 - Incursione n. 8

Non sempre la soluzione più veloce è anche quella più giusta... ma vuoi mettere le rogne in meno?

20/10/2011 - Jambalaya n. 7

Una delle cose più difficili, nella vita quanto sul lavoro, è imparare a dire dei no. Una risposta affermativa non necessita di spiegazioni, una negativa sì. Il problema è che quando diciamo un no, spesso non sappiamo bene neanche noi il motivo per cui lo facciamo. Ci vuole una grande consapevolezza di quello che si fa, una grande forza interiore e uno sguardo ben piantato sugli obiettivi. Ma poi non basta nemmeno essere consci dei propri obiettivi, perché troppo sovente sono sbagliati: o troppo difficili da raggiungere o troppo fuorvianti.
Insomma, non se ne esce. L'uomo vive di debolezze e ogni tanto ha il sacrosanto diritto di dire un no senza spiegazioni, anche se non è giusto.

20/10/2011 - Jambalaya n. 6

La vita non è difficile. E' la fragile psicologia delle persone che la rende complicata. In più ci sono momenti in cu senti il peso delle tonnellate di sovrastrutture che la società ha edificato: nozioni, pensieri, idee, deduzioni, contro-deduzioni, ragionamenti sui massimi sistemi.
E' in questi momenti che emerge chiaro il grido assordante del selvaggio che alberga in ognuno di noi. Quel selvaggio che se ne frega di tutti gli artifici retorici e di pensiero e che vuol vedere garantito solo il proprio diritto alla sopravvivenza. Mangiare, riposare, cacciare... e altre cose di questo genere. Avanti selvaggio: impugna la tua clava (nessun doppio senso, vi prego) e inizia a menare fendenti a destra e a manca. Qualcosa colpirai e starai meglio. Così come starai meglio se sarai tu ad essere colpito.
Il fight club, forse, non è un'invenzione così assurda.

martedì 18 ottobre 2011

18/10/2011 - Jambalaya n. 5

Vivo sempre con qualche canzone in testa: è il motivo per cui mi piace la musica... perché non riesco a farne a meno. In questi giorni mi torna spesso alla mente il ritornello di un pezzo dei Franz Ferdinand, quello del primo brano nel loro album di esordio. Non credo servano troppi commenti:
"It’s always better on holiday
So much better on holiday
That’s why we only work when we need the money"

Tragico lusso dei nostri tempi o pulsione umana più che comprensibile? Chi può dirlo... il guaio è che la canzone è pure bella (s'intitola "Jacqueline").... ascoltatela!

lunedì 17 ottobre 2011

17/10/2011 - Incursione n. 7

La migliore consolazione dei brutti è di non avere scorciatoie nella vita. La loro peggior croce è di non avere scorciatoie nella vita.

17/10/2011 - This Must be The Place

Classico film senza una narrazione lineare, dove conta molto di più la qualità dei  personaggi e degli attori che li interpretano. In generale non mi ha entusiasmato, ma alcune cose le ho trovate veramente notevoli, ad iniziare dal protagonista, Sean Penn (ma non è una novità): il suo personaggio, una vecchia star del rock, è interessante ma un po' "caotico", nel senso che prende spunto da troppi stereotipi propri della cultura musicale contemporanea, ad iniziare da Robert Smith dei Cure, passando dall'immarcescibile Ozzy Osbourne.
Non mi piace scrivere recensioni tecniche, anche perché non ne sono all'altezza, ma il film mi sembra girato in modo non scontato, con primi piani ravvicinatissimi del protagonista, a sottolineare quanto sia l'empatia con questo personaggio il vero focus della storia. Cosa mi ha colpito? Un passaggio. Quello in cui si dice che due persone tristi non possono stare insieme. Cheyenne, la rockstar, ha tra i progetti di vita residui quello di far mettere insieme una ragazza dark di nome Mary con un impacciato commesso di un centro commerciale. Ma ad un certo punto si accorge che questo progetto non può vedere la luce, a causa dell'incompatibilità delle due persone: non puoi mettere insieme due persone tristi perché finirebbero per annullarsi.
Probabilmente non è il motivo fondamentale del film, ma di sicuro non è nemmeno un aspetto secondario dal momento che si tratta comunque di una storia sul male di vivere, sul trascinarsi lento delle cose, sulla presenza opprimente del passato, sulla fatica di essere tra gli altri senza maschere. Questa frase, sintesi di tutto questo e di molto altro, fa riflettere. E soprattutto conferma che una delle poche certezze che si hanno nella vita è che tutti, ma proprio tutti, hanno il diritto/dovere di essere felici, o quantomeno di provare ad esserlo.

giovedì 13 ottobre 2011

13/10/2011 - Incursione n. 6

L'ironia è l'arma migliore per non far capire agli altri che in fondo non hai capito un accidente.

13/10/2011 - Incursione n. 5

Se le aspettative hanno questo nome è perché devono aspettare e non trovare soddisfazione!

13/10/2011 - Jambalaya n. 4

(Non sono un genio, nè un fine pensatore e questo post lo dimostra. Ma me ne frego bellamente e lo scrivo lo stesso....)
Il segreto della felicità? Tenere fuori dal lavoro i propri problemi personali. Ci si riesce a due condizioni: avendo una fortissima personalità, di quelle alla "mi piego ma non mi spezzo, anzi, non mi prendo la briga nemmeno di piegarmi!"; amando a tal punto il proprio lavoro da diventare una sorta di automa inebetito e felice nell'esecuzione delle proprie mansioni quotidiane. Probabilmente mi mancano entrambe le condizioni: non solo mi piego e mi spezzo a ripetizione, ma non riesco nemmeno a trovare motivazioni sufficienti in quello che transita ogni giorno sulla mia scrivania. Credo si tratti di un tragico problema di pigrizia o cose simili, ma col quale devo pur convivere, no?
Morale: i problemi personali sbucano da tutte le parti. Li rivedo in ogni cosa, nelle e-mail, sul pc, dietro la sedia... ho persino paura di sollevare la tavoletta del water per timore di trovare uno dei miei problemi che galleggia allegramente a pelo d'acqua! Inizio a sospettare si tratti di una questione ancestrale che si perde nelle più remote lande della mia psiche disturbata. Imparerò a conviverci, perché non ho nessuna intenzione di addentrarmi in quelle lande desolate tutto da solo e la psicanalisi è un lusso che non posso permettermi.
So che i miei quattro lettori staranno tutti pensando: "ehi! Ma questo post l'ho scritto io!!!"

13/10/2011 - Alone in the Crowd

Al liceo ricordo un breve testo sul libro di inglese col titolo uguale a quello di questo blog. Allora non ne avevo colto in pieno il significato: come spesso accade certe cose, per comprenderle, bisogna prima viverle.
Quella di essere attorniati da un sacco di gente con la quale si interagisce ma, di fatto, sentirsi ugualmente soli è una sensazione veramente spiacevole. Ci si continua a domandare come mai e si entra in un circolo vizioso dal quale è impossibile uscire da soli. La sensazione risulta ancora più spiacevole se ci si porta dentro qualche peso di troppo. E' in queste occasioni che si invidia la capacità che hanno certe persone di premere il pulsante di riavvio, ricominciando tutto da capo come se non fosse accaduto nulla. Questo pulsante, ammesso che io ne sia fornito, non l'ho mai trovato. La frustrazione, col tempo, mi ha portato a non cercarlo nemmeno più.
Non è forse un caso che mi senta così proprio in questi giorni in cui si parlava di quanto sia raro trovare persone attente alle tue esigenze: a quanto pare è un problema molto comune, quindi non pretendo di essere unico in questa categoria. Tuttavia continuo a pensare che ci siano persone più predisposte di altre ad accogliere le confidenze altrui. Solo che tutti quelli che hanno il patentino di confidenti finiscono spesso per non essere capaci di trovare chi faccia lo stesso per loro. O si ha la capacità di entrare in sintonia con l'altro, anche solo per qualche istante, o si creano legami così forti da creare questa sintonia per naturale conseguenza. E' un'alchimia difficile ma necessaria.

13/10/2011 - Incursione n. 4

Il rischio di vivere tra le nuvole? Essere centrati da un aereo di linea!

mercoledì 12 ottobre 2011

12/10/2011 - Incursione n. 3

...la sottile linea di confine tra il nichilismo cosmico e l'ottimismo incondizionato!

12/10/2011 - Jambalaya n. 3

Ci sono frasi dette da molti, tanto da risultare quasi banali. Ma gli stessi concetti espressi dalle persone giuste, acquistano tutto un altro significato. Capita con coloro che per tutta la loro vita, con le loro scelte e le loro azioni, sono stati in grado di rendere "vero" ciò di cui hanno parlato.
Una di queste persone è stato Steve Jobs, genio riconosciuto dell'informatica, ma anche persona di grande umanità. Il rischio di essere uno dei tanti che ingrossano le fila dei suonatori di fanfara è alto. Ma di fronte a parole che colpiscono così tanto, ritengo giusto render loro il giusto merito.

"Il vostro tempo è limitato. Non fatevi intrappolare dai dogmi - che significano vivere con regole inventate da qualcun altro. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui copra la vostra voce interiore. E più importante di tutto, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e il vostro intuito. Loro sanno già che cosa volete diventare. Tutto il resto è secondario" (Steve Jobs).

Mi piace la forza della frase "il rumore delle opinioni altrui"... troppo spesso lasciamo che a guidarci, nei momenti veramente importanti della nostra esistenza, siano il senso comune o, peggio, quello che gli altri si aspettano da noi. Errore madornale, non perché non si debbano ascoltare i consigli, ma perché raramente questi sono detti per il nostro bene e con una conoscenza profonda della nostra personalità. Chi pontifica troppo facilmente sulle vite altrui, spesso è alla disperata ricerca di conferme per la propria vita: non sta realmente pensando al bene di chi gli sta intorno. Più le proprie opinioni vengono accolte e seguite e più le conferme crescono. Non altrettanto, non sempre almeno, per le persone che quelle opinioni hanno ascoltato e fatto proprie. Come dice il proverbio? "Sempre meglio sbagliare con la propria testa...": gran cosa la saggezza popolare. Gran cosa.

martedì 11 ottobre 2011

11/10/2011 - Incursione n. 2

Certi discorsi restano scolpiti sulla pietra. Certe pietre sono buone per l'auto-lapidazione!

11/10/2011 - Jambalaya n. 2

Il potere che hanno certe cose di riportarti coi piedi per terra è disarmante! Non fai in tempo a pensare di poter lievitare anche solo per pochi metri, come un Icaro qualunque, che subito un bel quintalone di zavorra si preoccupa di tenerti ben saldo alla superficie.
Giusto? Non giusto? Non è questo il problema. Succede e basta. L'importante è trarne l'insegnamento migliore per se stessi e non smettere di cercare altre occasioni per guardare in alto. Nonostante tutto continuo a pensare che l'accettazione di se stessi non debba mai diventare pretesto per non cercare di migliorarsi, altrimenti diventerebbe il più clamoroso degli alibi. Il solco lo tracciamo noi... basta sapere qual è il giusto punto di partenza.

lunedì 10 ottobre 2011

10/10/2011 - Jambalaya n. 1

Dalla visione de "L'attimo fuggente", uno dei film che più ha influenzato le menti degli adolescenti sparsi per il mondo, sono sempre stato un sostenitore della teoria del carpe diem: cogliere l'attimo.
Col tempo, però, e credo si tratti di un processo naturale connesso alla maturazione, si impara che l'anelito a non lasciarsi sfuggire le occasioni negli snodi fondamentali della vita rischia di tramutarsi in ansia. Come far coesistere, quindi, la capacità di saper aspettare lo sviluppo degli eventi con la voglia di incidere sul corso degli stessi? Come capire quando la rosa merita di essere colta e quando è giusto lasciarla sbocciare, sfiorire e quindi svanire? L'inseguimento di questo impossibile equilibrio dà forma al corso della nostra esistenza. Non credo se ne venga mai a capo, se non per approssimazioni dettate dalla nostra capacità di fissare le priorità. E le priorità, per definizione, sono profondamente individuali. Ciò che conta per me è spesso insignificante per l'altro: da qui ha origine quel profondo senso di solitudine che spesso ci coglie e che riusciamo a superare solo quando troviamo anime gemelle in grado di entrare in sintonia con le nostre priorità del momento.
Ma la solitudine dei desideri è anche una medaglia con un lato positivo: significa unicità. Sono unico perché desidero in modo unico e con un tempo che è solo mio.

10/10/2011 - Incursione n. 1

Non c'è persona più pericolosa di una che piace, che vuole piacere, ma che in fondo pensa di non piacere

09/10/2011 - Bologna: passato e futuro?

Domenica di inizio ottobre a Bologna. Quella che, per molti versi, sento ancora come casa mia. Non è certo la città più bella del mondo, ne sono consapevole, ma vederla con questa meravigliosa luce autunnale che la copre come una calda coperta, è una sensazione che fa star bene. Il rosso e il giallo dominante nei palazzi restituiscono quella luce con tonalità materne e infondono un senso di tranquillità: forse anche da questo discende la proverbiale calma degli emiliani.
L'aspetto che però più di ogni altro riesce a soprendermi è la quasi perfetta simbiosi tra le diverse persone: anche nelle vie del centro, elette da tempo a percorso dello struscio da shopping, non si trovano sempre le medesime facce tutte uguali, tutte fotocopie di un originale comune, ma un perfetto mix di umanità con diverse storie alle spalle. Questo è senza dubbio un elemento affascinante per uno che della varietà e della diversità si ciba come del pane.
Non è dunque la perfezione tipica delle città mitteleuropee che colpisce di Bologna e nemmeno il caos organizzato che ci si aspetta in una città del sud: quello che attrae è proprio la sua alterità rispetto a queste due grandi categorie di base, fenomeno tipico del centro Italia che nel capoluogo emiliano si sublima anche grazie alla nutrita schiera di studenti che affollano le vie ad ogni ora del giorno e della sera. Bologna piace e conquista, non ce n'è, ma solo gli osservatori più attenti. In particolare quelli che hanno avuto la fortuna di viverla da studenti universitari.