mercoledì 30 novembre 2011

30/11/2011 - Jambalaya n. 17

Un esperimento di alcuni mesi fa dimostrerebbe che non è vero che i pesci hanno una memoria corta (si pensava addirittura che durasse appena pochi secondi). Dunque anche i pesci avrebbero la capacità di ricordare, se non altro quello che è connesso alla loro sopravvivenza. Sfatata anche questa falsa credenza, nel regno animale gli unici esseri ormai rimasti con la fama di non saper ricordare il passato sono gli elettori italiani. Fino a dimostrazione contraria, ovviamente.

30/11/2011 - Jambalaya n. 16

Come chiamereste voi una persona che accetta sempre solo quello che viene, senza mai fare il primo passo? Una persona che si dedica solo a chi può darle qualcosa in cambio? Una persona che non ha la sensibilità sufficiente per accorgersi dei disagi altrui?
Non so voi, ma io non trovo definizione migliore di "opportunista".
Spero di non diventare mai quel genere di persona. Meglio metterci la faccia e sbagliare che aspettare i passi falsi degli altri. Poi è comunque vero che un po' di opportunismo ogni tanto non si riesce proprio ad evitarlo: l'importante è l'atteggiamento di fondo e l'onestà di ammettere le proprie debolezze.

martedì 29 novembre 2011

29/11/2011 - Jambalaya n. 15

Nella vita non ci sono punti fermi. Gli unici punti fermi che possiamo sperare di trovare ce li abbiamo in faccia e sono neri oppure di colore rossastro.
Tocca farsene una ragione e magari un punto di forza. Così come non li abbiamo noi non li hanno nemmeno gli altri e chi è più bravo a muoversi in mezzo alle condizioni che cambiano continuamente riesce a trovare più velocemente il proprio equilibrio.
I veri punti fermi, invece, si possono sempre schiacciare.

martedì 22 novembre 2011

22/11/2011 - Incursione n. 12

Un pensiero dedicato a tutti quelli per cui l'autostima è solo un futuro modello di macchina... coraggio! Siamo in tanti!

lunedì 21 novembre 2011

21/11/2011 - Jambalaya n. 14

I giochi sono delle fantastiche metafore della vita. Come nelle strategie di gioco, infatti, anche nella vita di tutti i giorni le persone adottano comportamenti più o meno tattici. Gli uni e gli altri finiscono stranamente per assomigliarsi, ci avete fatto caso? Tutto deriva dalla predisposizione d'animo che ciascuno ha nei confronti delle piccole e grandi sfide che sono sempre indipendenti dalla nostra volontà.
Un esempio classico. Avete mai giocato a Risiko? Avete presente quelli che pur di NON PERDERE adottano una strategia di melina ad oltranza aspettando sempre che qualcun altro si suicidi nella speranza che accada qualcosa? E' come la tattica del contropiede a calcio: assolutamente legittima, per carità. Ma è altrettanto legittimo che faccia incazzare gli avversari di turno: io creo gioco e faccio divertire il pubblico e tu ne raccogli i risultati? Preferisco continuare a prendere valanghe di gol in contropiede piuttosto che restare alla finestra ad aspettare le mosse false degli altri.
Qualcuno, dall'alto della propria montagna di saggezza, la chiama pazienza. Ma non è che spesso tutta questa pazienza nasconda in realtà delle semplici scelte di comodo? Chi si butta sbaglia nove volte su dieci, ma almeno vive nella consolante illusione di prendere in mano le redini della propria vita e tirarle nella direzione che più gli piace. Agli altri la consolazione di crearsi una pagnotta con le briciole.

21/11/2011 - Incursione n. 11

E' brutto constatare come a volte la felicità sia un gioco a somma zero. Nel senso che per qualcuno col saldo in positivo c'è sempre qualcuno col saldo negativo. Peccato che in certe situazioni non ci siano margini per la serenità di tutti quanti! Davvero un gran peccato!

21/11/2011 - Jambalaya n. 13

Fare come gli struzzi che nascondono la testa sotto la sabbia non mi è mai piaciuto, non mi piace tuttora e non mi piacerà mai. Tra le poche certezze della vita, insieme al fatto che la bistecca è meglio poco cotta e che tutti i giorni facciamo tante cose che appena cinque minuti dopo avremmo preferito non fare, annovero anche questa.
Di fronte a chi ti presenta il conto e si limita a dire: "questo è il dovuto, paga pure quando ti fa comodo, basta che paghi", un minimo di sconforto ne deriva. Purtroppo non ci è dato di svitare la testa delle persone per vedere come si sono sviluppate le loro sinapsi, pertanto non resta che prendere atto ed andare avanti. Ovvio però che si crea una ferita lacero-contusa difficile da rimarginare. Tutto si perdona, ma non tutto si giustifica, perché non necessariamente le priorità delle persone devono combaciare sempre: le persone sono organismi complessi che si evolvono nel tempo e tendono a complicarsi l'esistenza.
La non giustificabilità, che, ribadisco, non deve essere confusa con l'impossibilità di perdonare, è una questione di coerenza e la coerenza, purtroppo, impone rigidità. Se non altro perché non esiste la flessibilità a una sola direzione: provate a lanciare un uovo sodo contro un muro e vedrete se non ho ragione!!!!

venerdì 11 novembre 2011

11/11/2011 - Jambalaya n. 12

Quando si verificano temporali estivi devastanti, molto spesso si tende a dire: "aspettiamo che si calmino le acque per sistemare le cose". Apparentemente questa è la soluzione più saggia, ma può capitare che il tempo prosciughi lentamente l'alveo del fiume. Quando non vi sarà più nemmeno una goccia d'acqua non ci sarà più nulla da calmare. Resterà solo tanta aridità.

lunedì 7 novembre 2011

07/11/2011 - Jambalaya n. 11

"Andai nei boschi per vivere con saggezza, vivere in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto"(Henry David Thoreau).
E' uno dei passaggi più impressionanti del film "L'attimo fuggente". Credo che la cosa si applichi molto bene ai rapporti tra le persone. Tutti abbiamo continue relazioni col prossimo, per lo più di natura superficiale. Tali relazioni derivano spesso dalla condivisione di interessi, situazioni e svaghi. Se non fosse così sarebbe una fatica immensa dover rendere conto a chiunque delle nostre azioni e delle nostre scelte; scelte e azioni che in genere si sviluppano lentamente nel tempo e affondano le radici nel nostro vissuto.
Tuttavia, accanto alle relazioni di semplice conoscenza, abbiamo tutti bisogno di instaurare legami più profondi con chi sentiamo essere in sintonia col nostro modo di vivere.
E' un dato di fatto, ma in genere non mi accontento dei semplici dati di fatto e, mosso da una curiosità per la vita che talvolta mi logora, me ne sono spesso chiesto il motivo.
La logica di fondo che motiva questo nostro bisogno credo sia quella dello specchio. Nelle persone con le quali abbiamo qualche punto di contatto, rivediamo noi stessi, ma con uno sguardo diverso. Una vita sola non ci basta per fare tutte le esperienze possibili e desiderate. Ecco che allora lo sguardo degli altri ci aiuta a cogliere risvolti dell'esistenza, fosse anche solo la nostra personale esistenza, che da soli non saremmo in grado di afferrare. Vivere in profondità alcuni rapporti umani è un bel modo per succhiare il midollo della vita. Ci aiuta a metterci in discussione e ad allargare il nostro orizzonte. Le menti elette non vanno in giro con la verità in tasca. La ricercano insieme agli altri.

07/11/2011 - Jambalaya n. 10

Leggendo sul dizionario la definizione di delusione c’è scritto: “Essere amareggiato e rattristato per la mancata corrispondenza tra le proprie aspettative e la realtà”.
E qui inizia il bello. Quanto è colpa delle aspettative e quanto della realtà? A ben guardare il problema, che non ha soluzione, è un finto problema. L’uomo perfettamente saggio sa benissimo che mentre sulla realtà può esercitare un blando controllo, sulle aspettative è in grado di intervenire molto di più. Se mi cimento ai fornelli, inutile che lo faccia pensando già di avere il giorno dopo una mia trasmissione televisiva nella quale, con occhio ammiccante, educo giovani madri di famiglia o inebetiti single senza manualità all’arte culinaria. Se pasticcio col PC, inutile che fantastichi un giorno di avere la mia bella società a Palo Alto (a proposito, sapete perché la cittadina si chiama così? Prende il nome da un alto albero di sequoia). Molto meglio limitarsi a non far danni e a cercar di far funzionare la cosa che sto facendo per la ristrettissima cerchia dei miei conoscenti. Solo col tempo scoprirò se ho attitudini tali da rendermi una specie di genio in quello che faccio. Dunque, rassegniamoci tutti quanti, tocca lavorare sulle nostre aspettative.
Ci sono persone più portate di altre a provare delusioni. Secondo quanto appena detto, ciò dipende dalla loro innata tendenza a porsi obiettivi troppo ambiziosi. O meglio, visto che non c’è nulla di sbagliato a sognare traguardi altisonanti, a porsi obiettivi troppo ambiziosi nell’immediato. La gente di successo, a ben guardare le loro biografie, unisce una grande determinazione alla capacità di saper procedere per gradi: il famoso “un passo dietro l’altro”. Prima di imparare a correre, dobbiamo essere capaci di rimanere in equilibrio. Solo la pratica ci dirà quanto siamo in grado di bruciare le tappe, non la nostra convinzione iniziale: quella è il propulsore, non la garanzia di riuscita.
Imparare a far questo significa avere una grande consapevolezza delle proprie capacità e dei propri limiti. Non so voi, cari miei quattro lettori, ma io me lo ripeto come un mantra tutti i giorni. Purtroppo appartengo a quella categoria di sognatori che vogliono subito i risultati e si immaginano già ad un livello di perfezione in realtà molto difficile da raggiungere. Per carità, non c’è nulla di male nel provare ogni tanto qualche cocente delusione. Il problema sorge quando le delusioni si susseguono senza soluzione di continuità. Lì c’è da lavorare parecchio: non parliamo delle delusioni circa le persone, poi. In quel campo sono dolori di pancia lancinanti. Eppure il masochismo può anche essere trasformato in vera e propria forma d’arte.

07/11/2011 - Jambalaya n. 9

L'Italia in questo periodo assomiglia ad una bella donna, un po' stupida (forse meglio frivola), ma molto attraente. Così attraente che tutti cercano di banchettare al suo desco e lei non fa nulla per respingerli perché incapace di accorgersi delle macchinazioni che ci stanno dietro. Il vero elemento che induce a riflettere è però quello del suo innegabile fascino, intatto nonostante una certa aria dimessa e decadente che le si è andata formando nel tempo. Che ne sarà di questa attempata ma ancora fiorente signora? Siamo tutti in trepidante attesa di scoprirlo.