Cercare di forzare qualche schema, ogni tanto, non è una missione, ma una necessità.
giovedì 27 ottobre 2011
martedì 25 ottobre 2011
25/10/2011 - Incursione n. 9
Tutti a dire: conta fino a dieci prima di parlare. NON SO CONTARE, VA BENE !!??!!??
lunedì 24 ottobre 2011
24/10/2011 - Jambalaya n. 8
Nella vita abbiamo sempre bisogno degli altri. A meno che non facciamo scelte estreme, come quella di allontanarci dal prossimo per vivere in completo isolamento. Ne abbiamo bisogno per varie ragioni: gli altri ci aiutano a raggiungere i nostri obiettivi, ma sono anche uno specchio di fronte al quale ci poniamo per conoscere meglio noi stessi.
Ci sono però momenti in cui subentra prepotente la difficoltà di comunicare e di essere capiti. E' inevitabile, purtroppo. Tutti eviteremmo certe incomprensioni, ma queste vanno ben al di là della nostra capacità di controllo della situazione: percorsi di vita differenti, bisogni altrettanto differenti, debolezze molto personali che difficilmente possono essere tollerate da chi ci sta vicino. Esperienze, obiettivi e debolezze sono le cose che ci rendono unici e con le quali dobbiamo ogni giorno confrontarci per essere persone credibili e affidabili.
A salvarci, in questo nostro camminare perennemente sul ciglio del burrone, è l'onestà di fondo con la nostra parte più intima. Anni fa ebbi a dichiarare che siamo felici solo quando siamo in pace con la nostra coscienza. Solo col tempo ho potuto capire la forza di quella intuizione. E' solo la coerenza con le nostre pulsioni profonde che ci consente di tenere ferma la barra del timone anche di fronte all'incredulità e allo sconforto di coloro che ci circondano e che ci vogliono bene. Mentire a se stessi può essere utile in alcune circostanze; ma prima o poi ci si troverà a pagare pegno anche per la più piccola mancanza di onestà.
Ci sono però momenti in cui subentra prepotente la difficoltà di comunicare e di essere capiti. E' inevitabile, purtroppo. Tutti eviteremmo certe incomprensioni, ma queste vanno ben al di là della nostra capacità di controllo della situazione: percorsi di vita differenti, bisogni altrettanto differenti, debolezze molto personali che difficilmente possono essere tollerate da chi ci sta vicino. Esperienze, obiettivi e debolezze sono le cose che ci rendono unici e con le quali dobbiamo ogni giorno confrontarci per essere persone credibili e affidabili.
A salvarci, in questo nostro camminare perennemente sul ciglio del burrone, è l'onestà di fondo con la nostra parte più intima. Anni fa ebbi a dichiarare che siamo felici solo quando siamo in pace con la nostra coscienza. Solo col tempo ho potuto capire la forza di quella intuizione. E' solo la coerenza con le nostre pulsioni profonde che ci consente di tenere ferma la barra del timone anche di fronte all'incredulità e allo sconforto di coloro che ci circondano e che ci vogliono bene. Mentire a se stessi può essere utile in alcune circostanze; ma prima o poi ci si troverà a pagare pegno anche per la più piccola mancanza di onestà.
giovedì 20 ottobre 2011
20/10/2011 - Incursione n. 8
Non sempre la soluzione più veloce è anche quella più giusta... ma vuoi mettere le rogne in meno?
20/10/2011 - Jambalaya n. 7
Una delle cose più difficili, nella vita quanto sul lavoro, è imparare a dire dei no. Una risposta affermativa non necessita di spiegazioni, una negativa sì. Il problema è che quando diciamo un no, spesso non sappiamo bene neanche noi il motivo per cui lo facciamo. Ci vuole una grande consapevolezza di quello che si fa, una grande forza interiore e uno sguardo ben piantato sugli obiettivi. Ma poi non basta nemmeno essere consci dei propri obiettivi, perché troppo sovente sono sbagliati: o troppo difficili da raggiungere o troppo fuorvianti.
Insomma, non se ne esce. L'uomo vive di debolezze e ogni tanto ha il sacrosanto diritto di dire un no senza spiegazioni, anche se non è giusto.
Insomma, non se ne esce. L'uomo vive di debolezze e ogni tanto ha il sacrosanto diritto di dire un no senza spiegazioni, anche se non è giusto.
20/10/2011 - Jambalaya n. 6
La vita non è difficile. E' la fragile psicologia delle persone che la rende complicata. In più ci sono momenti in cu senti il peso delle tonnellate di sovrastrutture che la società ha edificato: nozioni, pensieri, idee, deduzioni, contro-deduzioni, ragionamenti sui massimi sistemi.
E' in questi momenti che emerge chiaro il grido assordante del selvaggio che alberga in ognuno di noi. Quel selvaggio che se ne frega di tutti gli artifici retorici e di pensiero e che vuol vedere garantito solo il proprio diritto alla sopravvivenza. Mangiare, riposare, cacciare... e altre cose di questo genere. Avanti selvaggio: impugna la tua clava (nessun doppio senso, vi prego) e inizia a menare fendenti a destra e a manca. Qualcosa colpirai e starai meglio. Così come starai meglio se sarai tu ad essere colpito.
Il fight club, forse, non è un'invenzione così assurda.
E' in questi momenti che emerge chiaro il grido assordante del selvaggio che alberga in ognuno di noi. Quel selvaggio che se ne frega di tutti gli artifici retorici e di pensiero e che vuol vedere garantito solo il proprio diritto alla sopravvivenza. Mangiare, riposare, cacciare... e altre cose di questo genere. Avanti selvaggio: impugna la tua clava (nessun doppio senso, vi prego) e inizia a menare fendenti a destra e a manca. Qualcosa colpirai e starai meglio. Così come starai meglio se sarai tu ad essere colpito.
Il fight club, forse, non è un'invenzione così assurda.
martedì 18 ottobre 2011
18/10/2011 - Jambalaya n. 5
Vivo sempre con qualche canzone in testa: è il motivo per cui mi piace la musica... perché non riesco a farne a meno. In questi giorni mi torna spesso alla mente il ritornello di un pezzo dei Franz Ferdinand, quello del primo brano nel loro album di esordio. Non credo servano troppi commenti:
"It’s always better on holiday
So much better on holiday
That’s why we only work when we need the money"
Tragico lusso dei nostri tempi o pulsione umana più che comprensibile? Chi può dirlo... il guaio è che la canzone è pure bella (s'intitola "Jacqueline").... ascoltatela!
"It’s always better on holiday
So much better on holiday
That’s why we only work when we need the money"
Tragico lusso dei nostri tempi o pulsione umana più che comprensibile? Chi può dirlo... il guaio è che la canzone è pure bella (s'intitola "Jacqueline").... ascoltatela!
lunedì 17 ottobre 2011
17/10/2011 - Incursione n. 7
La migliore consolazione dei brutti è di non avere scorciatoie nella vita. La loro peggior croce è di non avere scorciatoie nella vita.
17/10/2011 - This Must be The Place
Classico film senza una narrazione lineare, dove conta molto di più la qualità dei personaggi e degli attori che li interpretano. In generale non mi ha entusiasmato, ma alcune cose le ho trovate veramente notevoli, ad iniziare dal protagonista, Sean Penn (ma non è una novità): il suo personaggio, una vecchia star del rock, è interessante ma un po' "caotico", nel senso che prende spunto da troppi stereotipi propri della cultura musicale contemporanea, ad iniziare da Robert Smith dei Cure, passando dall'immarcescibile Ozzy Osbourne.
Non mi piace scrivere recensioni tecniche, anche perché non ne sono all'altezza, ma il film mi sembra girato in modo non scontato, con primi piani ravvicinatissimi del protagonista, a sottolineare quanto sia l'empatia con questo personaggio il vero focus della storia. Cosa mi ha colpito? Un passaggio. Quello in cui si dice che due persone tristi non possono stare insieme. Cheyenne, la rockstar, ha tra i progetti di vita residui quello di far mettere insieme una ragazza dark di nome Mary con un impacciato commesso di un centro commerciale. Ma ad un certo punto si accorge che questo progetto non può vedere la luce, a causa dell'incompatibilità delle due persone: non puoi mettere insieme due persone tristi perché finirebbero per annullarsi.
Probabilmente non è il motivo fondamentale del film, ma di sicuro non è nemmeno un aspetto secondario dal momento che si tratta comunque di una storia sul male di vivere, sul trascinarsi lento delle cose, sulla presenza opprimente del passato, sulla fatica di essere tra gli altri senza maschere. Questa frase, sintesi di tutto questo e di molto altro, fa riflettere. E soprattutto conferma che una delle poche certezze che si hanno nella vita è che tutti, ma proprio tutti, hanno il diritto/dovere di essere felici, o quantomeno di provare ad esserlo.
Non mi piace scrivere recensioni tecniche, anche perché non ne sono all'altezza, ma il film mi sembra girato in modo non scontato, con primi piani ravvicinatissimi del protagonista, a sottolineare quanto sia l'empatia con questo personaggio il vero focus della storia. Cosa mi ha colpito? Un passaggio. Quello in cui si dice che due persone tristi non possono stare insieme. Cheyenne, la rockstar, ha tra i progetti di vita residui quello di far mettere insieme una ragazza dark di nome Mary con un impacciato commesso di un centro commerciale. Ma ad un certo punto si accorge che questo progetto non può vedere la luce, a causa dell'incompatibilità delle due persone: non puoi mettere insieme due persone tristi perché finirebbero per annullarsi.
Probabilmente non è il motivo fondamentale del film, ma di sicuro non è nemmeno un aspetto secondario dal momento che si tratta comunque di una storia sul male di vivere, sul trascinarsi lento delle cose, sulla presenza opprimente del passato, sulla fatica di essere tra gli altri senza maschere. Questa frase, sintesi di tutto questo e di molto altro, fa riflettere. E soprattutto conferma che una delle poche certezze che si hanno nella vita è che tutti, ma proprio tutti, hanno il diritto/dovere di essere felici, o quantomeno di provare ad esserlo.
giovedì 13 ottobre 2011
13/10/2011 - Incursione n. 6
L'ironia è l'arma migliore per non far capire agli altri che in fondo non hai capito un accidente.
13/10/2011 - Incursione n. 5
Se le aspettative hanno questo nome è perché devono aspettare e non trovare soddisfazione!
13/10/2011 - Jambalaya n. 4
(Non sono un genio, nè un fine pensatore e questo post lo dimostra. Ma me ne frego bellamente e lo scrivo lo stesso....)
Il segreto della felicità? Tenere fuori dal lavoro i propri problemi personali. Ci si riesce a due condizioni: avendo una fortissima personalità, di quelle alla "mi piego ma non mi spezzo, anzi, non mi prendo la briga nemmeno di piegarmi!"; amando a tal punto il proprio lavoro da diventare una sorta di automa inebetito e felice nell'esecuzione delle proprie mansioni quotidiane. Probabilmente mi mancano entrambe le condizioni: non solo mi piego e mi spezzo a ripetizione, ma non riesco nemmeno a trovare motivazioni sufficienti in quello che transita ogni giorno sulla mia scrivania. Credo si tratti di un tragico problema di pigrizia o cose simili, ma col quale devo pur convivere, no?
Morale: i problemi personali sbucano da tutte le parti. Li rivedo in ogni cosa, nelle e-mail, sul pc, dietro la sedia... ho persino paura di sollevare la tavoletta del water per timore di trovare uno dei miei problemi che galleggia allegramente a pelo d'acqua! Inizio a sospettare si tratti di una questione ancestrale che si perde nelle più remote lande della mia psiche disturbata. Imparerò a conviverci, perché non ho nessuna intenzione di addentrarmi in quelle lande desolate tutto da solo e la psicanalisi è un lusso che non posso permettermi.
So che i miei quattro lettori staranno tutti pensando: "ehi! Ma questo post l'ho scritto io!!!"
Il segreto della felicità? Tenere fuori dal lavoro i propri problemi personali. Ci si riesce a due condizioni: avendo una fortissima personalità, di quelle alla "mi piego ma non mi spezzo, anzi, non mi prendo la briga nemmeno di piegarmi!"; amando a tal punto il proprio lavoro da diventare una sorta di automa inebetito e felice nell'esecuzione delle proprie mansioni quotidiane. Probabilmente mi mancano entrambe le condizioni: non solo mi piego e mi spezzo a ripetizione, ma non riesco nemmeno a trovare motivazioni sufficienti in quello che transita ogni giorno sulla mia scrivania. Credo si tratti di un tragico problema di pigrizia o cose simili, ma col quale devo pur convivere, no?
Morale: i problemi personali sbucano da tutte le parti. Li rivedo in ogni cosa, nelle e-mail, sul pc, dietro la sedia... ho persino paura di sollevare la tavoletta del water per timore di trovare uno dei miei problemi che galleggia allegramente a pelo d'acqua! Inizio a sospettare si tratti di una questione ancestrale che si perde nelle più remote lande della mia psiche disturbata. Imparerò a conviverci, perché non ho nessuna intenzione di addentrarmi in quelle lande desolate tutto da solo e la psicanalisi è un lusso che non posso permettermi.
So che i miei quattro lettori staranno tutti pensando: "ehi! Ma questo post l'ho scritto io!!!"
13/10/2011 - Alone in the Crowd
Al liceo ricordo un breve testo sul libro di inglese col titolo uguale a quello di questo blog. Allora non ne avevo colto in pieno il significato: come spesso accade certe cose, per comprenderle, bisogna prima viverle.
Quella di essere attorniati da un sacco di gente con la quale si interagisce ma, di fatto, sentirsi ugualmente soli è una sensazione veramente spiacevole. Ci si continua a domandare come mai e si entra in un circolo vizioso dal quale è impossibile uscire da soli. La sensazione risulta ancora più spiacevole se ci si porta dentro qualche peso di troppo. E' in queste occasioni che si invidia la capacità che hanno certe persone di premere il pulsante di riavvio, ricominciando tutto da capo come se non fosse accaduto nulla. Questo pulsante, ammesso che io ne sia fornito, non l'ho mai trovato. La frustrazione, col tempo, mi ha portato a non cercarlo nemmeno più.
Non è forse un caso che mi senta così proprio in questi giorni in cui si parlava di quanto sia raro trovare persone attente alle tue esigenze: a quanto pare è un problema molto comune, quindi non pretendo di essere unico in questa categoria. Tuttavia continuo a pensare che ci siano persone più predisposte di altre ad accogliere le confidenze altrui. Solo che tutti quelli che hanno il patentino di confidenti finiscono spesso per non essere capaci di trovare chi faccia lo stesso per loro. O si ha la capacità di entrare in sintonia con l'altro, anche solo per qualche istante, o si creano legami così forti da creare questa sintonia per naturale conseguenza. E' un'alchimia difficile ma necessaria.
Quella di essere attorniati da un sacco di gente con la quale si interagisce ma, di fatto, sentirsi ugualmente soli è una sensazione veramente spiacevole. Ci si continua a domandare come mai e si entra in un circolo vizioso dal quale è impossibile uscire da soli. La sensazione risulta ancora più spiacevole se ci si porta dentro qualche peso di troppo. E' in queste occasioni che si invidia la capacità che hanno certe persone di premere il pulsante di riavvio, ricominciando tutto da capo come se non fosse accaduto nulla. Questo pulsante, ammesso che io ne sia fornito, non l'ho mai trovato. La frustrazione, col tempo, mi ha portato a non cercarlo nemmeno più.
Non è forse un caso che mi senta così proprio in questi giorni in cui si parlava di quanto sia raro trovare persone attente alle tue esigenze: a quanto pare è un problema molto comune, quindi non pretendo di essere unico in questa categoria. Tuttavia continuo a pensare che ci siano persone più predisposte di altre ad accogliere le confidenze altrui. Solo che tutti quelli che hanno il patentino di confidenti finiscono spesso per non essere capaci di trovare chi faccia lo stesso per loro. O si ha la capacità di entrare in sintonia con l'altro, anche solo per qualche istante, o si creano legami così forti da creare questa sintonia per naturale conseguenza. E' un'alchimia difficile ma necessaria.
13/10/2011 - Incursione n. 4
Il rischio di vivere tra le nuvole? Essere centrati da un aereo di linea!
mercoledì 12 ottobre 2011
12/10/2011 - Incursione n. 3
...la sottile linea di confine tra il nichilismo cosmico e l'ottimismo incondizionato!
12/10/2011 - Jambalaya n. 3
Ci sono frasi dette da molti, tanto da risultare quasi banali. Ma gli stessi concetti espressi dalle persone giuste, acquistano tutto un altro significato. Capita con coloro che per tutta la loro vita, con le loro scelte e le loro azioni, sono stati in grado di rendere "vero" ciò di cui hanno parlato.
Una di queste persone è stato Steve Jobs, genio riconosciuto dell'informatica, ma anche persona di grande umanità. Il rischio di essere uno dei tanti che ingrossano le fila dei suonatori di fanfara è alto. Ma di fronte a parole che colpiscono così tanto, ritengo giusto render loro il giusto merito.
"Il vostro tempo è limitato. Non fatevi intrappolare dai dogmi - che significano vivere con regole inventate da qualcun altro. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui copra la vostra voce interiore. E più importante di tutto, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e il vostro intuito. Loro sanno già che cosa volete diventare. Tutto il resto è secondario" (Steve Jobs).
Mi piace la forza della frase "il rumore delle opinioni altrui"... troppo spesso lasciamo che a guidarci, nei momenti veramente importanti della nostra esistenza, siano il senso comune o, peggio, quello che gli altri si aspettano da noi. Errore madornale, non perché non si debbano ascoltare i consigli, ma perché raramente questi sono detti per il nostro bene e con una conoscenza profonda della nostra personalità. Chi pontifica troppo facilmente sulle vite altrui, spesso è alla disperata ricerca di conferme per la propria vita: non sta realmente pensando al bene di chi gli sta intorno. Più le proprie opinioni vengono accolte e seguite e più le conferme crescono. Non altrettanto, non sempre almeno, per le persone che quelle opinioni hanno ascoltato e fatto proprie. Come dice il proverbio? "Sempre meglio sbagliare con la propria testa...": gran cosa la saggezza popolare. Gran cosa.
Una di queste persone è stato Steve Jobs, genio riconosciuto dell'informatica, ma anche persona di grande umanità. Il rischio di essere uno dei tanti che ingrossano le fila dei suonatori di fanfara è alto. Ma di fronte a parole che colpiscono così tanto, ritengo giusto render loro il giusto merito.
"Il vostro tempo è limitato. Non fatevi intrappolare dai dogmi - che significano vivere con regole inventate da qualcun altro. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui copra la vostra voce interiore. E più importante di tutto, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e il vostro intuito. Loro sanno già che cosa volete diventare. Tutto il resto è secondario" (Steve Jobs).
Mi piace la forza della frase "il rumore delle opinioni altrui"... troppo spesso lasciamo che a guidarci, nei momenti veramente importanti della nostra esistenza, siano il senso comune o, peggio, quello che gli altri si aspettano da noi. Errore madornale, non perché non si debbano ascoltare i consigli, ma perché raramente questi sono detti per il nostro bene e con una conoscenza profonda della nostra personalità. Chi pontifica troppo facilmente sulle vite altrui, spesso è alla disperata ricerca di conferme per la propria vita: non sta realmente pensando al bene di chi gli sta intorno. Più le proprie opinioni vengono accolte e seguite e più le conferme crescono. Non altrettanto, non sempre almeno, per le persone che quelle opinioni hanno ascoltato e fatto proprie. Come dice il proverbio? "Sempre meglio sbagliare con la propria testa...": gran cosa la saggezza popolare. Gran cosa.
martedì 11 ottobre 2011
11/10/2011 - Incursione n. 2
Certi discorsi restano scolpiti sulla pietra. Certe pietre sono buone per l'auto-lapidazione!
11/10/2011 - Jambalaya n. 2
Il potere che hanno certe cose di riportarti coi piedi per terra è disarmante! Non fai in tempo a pensare di poter lievitare anche solo per pochi metri, come un Icaro qualunque, che subito un bel quintalone di zavorra si preoccupa di tenerti ben saldo alla superficie.
Giusto? Non giusto? Non è questo il problema. Succede e basta. L'importante è trarne l'insegnamento migliore per se stessi e non smettere di cercare altre occasioni per guardare in alto. Nonostante tutto continuo a pensare che l'accettazione di se stessi non debba mai diventare pretesto per non cercare di migliorarsi, altrimenti diventerebbe il più clamoroso degli alibi. Il solco lo tracciamo noi... basta sapere qual è il giusto punto di partenza.
Giusto? Non giusto? Non è questo il problema. Succede e basta. L'importante è trarne l'insegnamento migliore per se stessi e non smettere di cercare altre occasioni per guardare in alto. Nonostante tutto continuo a pensare che l'accettazione di se stessi non debba mai diventare pretesto per non cercare di migliorarsi, altrimenti diventerebbe il più clamoroso degli alibi. Il solco lo tracciamo noi... basta sapere qual è il giusto punto di partenza.
lunedì 10 ottobre 2011
10/10/2011 - Jambalaya n. 1
Dalla visione de "L'attimo fuggente", uno dei film che più ha influenzato le menti degli adolescenti sparsi per il mondo, sono sempre stato un sostenitore della teoria del carpe diem: cogliere l'attimo.
Col tempo, però, e credo si tratti di un processo naturale connesso alla maturazione, si impara che l'anelito a non lasciarsi sfuggire le occasioni negli snodi fondamentali della vita rischia di tramutarsi in ansia. Come far coesistere, quindi, la capacità di saper aspettare lo sviluppo degli eventi con la voglia di incidere sul corso degli stessi? Come capire quando la rosa merita di essere colta e quando è giusto lasciarla sbocciare, sfiorire e quindi svanire? L'inseguimento di questo impossibile equilibrio dà forma al corso della nostra esistenza. Non credo se ne venga mai a capo, se non per approssimazioni dettate dalla nostra capacità di fissare le priorità. E le priorità, per definizione, sono profondamente individuali. Ciò che conta per me è spesso insignificante per l'altro: da qui ha origine quel profondo senso di solitudine che spesso ci coglie e che riusciamo a superare solo quando troviamo anime gemelle in grado di entrare in sintonia con le nostre priorità del momento.
Ma la solitudine dei desideri è anche una medaglia con un lato positivo: significa unicità. Sono unico perché desidero in modo unico e con un tempo che è solo mio.
Col tempo, però, e credo si tratti di un processo naturale connesso alla maturazione, si impara che l'anelito a non lasciarsi sfuggire le occasioni negli snodi fondamentali della vita rischia di tramutarsi in ansia. Come far coesistere, quindi, la capacità di saper aspettare lo sviluppo degli eventi con la voglia di incidere sul corso degli stessi? Come capire quando la rosa merita di essere colta e quando è giusto lasciarla sbocciare, sfiorire e quindi svanire? L'inseguimento di questo impossibile equilibrio dà forma al corso della nostra esistenza. Non credo se ne venga mai a capo, se non per approssimazioni dettate dalla nostra capacità di fissare le priorità. E le priorità, per definizione, sono profondamente individuali. Ciò che conta per me è spesso insignificante per l'altro: da qui ha origine quel profondo senso di solitudine che spesso ci coglie e che riusciamo a superare solo quando troviamo anime gemelle in grado di entrare in sintonia con le nostre priorità del momento.
Ma la solitudine dei desideri è anche una medaglia con un lato positivo: significa unicità. Sono unico perché desidero in modo unico e con un tempo che è solo mio.
10/10/2011 - Incursione n. 1
Non c'è persona più pericolosa di una che piace, che vuole piacere, ma che in fondo pensa di non piacere
09/10/2011 - Bologna: passato e futuro?
Domenica di inizio ottobre a Bologna. Quella che, per molti versi, sento ancora come casa mia. Non è certo la città più bella del mondo, ne sono consapevole, ma vederla con questa meravigliosa luce autunnale che la copre come una calda coperta, è una sensazione che fa star bene. Il rosso e il giallo dominante nei palazzi restituiscono quella luce con tonalità materne e infondono un senso di tranquillità: forse anche da questo discende la proverbiale calma degli emiliani.
L'aspetto che però più di ogni altro riesce a soprendermi è la quasi perfetta simbiosi tra le diverse persone: anche nelle vie del centro, elette da tempo a percorso dello struscio da shopping, non si trovano sempre le medesime facce tutte uguali, tutte fotocopie di un originale comune, ma un perfetto mix di umanità con diverse storie alle spalle. Questo è senza dubbio un elemento affascinante per uno che della varietà e della diversità si ciba come del pane.
Non è dunque la perfezione tipica delle città mitteleuropee che colpisce di Bologna e nemmeno il caos organizzato che ci si aspetta in una città del sud: quello che attrae è proprio la sua alterità rispetto a queste due grandi categorie di base, fenomeno tipico del centro Italia che nel capoluogo emiliano si sublima anche grazie alla nutrita schiera di studenti che affollano le vie ad ogni ora del giorno e della sera. Bologna piace e conquista, non ce n'è, ma solo gli osservatori più attenti. In particolare quelli che hanno avuto la fortuna di viverla da studenti universitari.
L'aspetto che però più di ogni altro riesce a soprendermi è la quasi perfetta simbiosi tra le diverse persone: anche nelle vie del centro, elette da tempo a percorso dello struscio da shopping, non si trovano sempre le medesime facce tutte uguali, tutte fotocopie di un originale comune, ma un perfetto mix di umanità con diverse storie alle spalle. Questo è senza dubbio un elemento affascinante per uno che della varietà e della diversità si ciba come del pane.
Non è dunque la perfezione tipica delle città mitteleuropee che colpisce di Bologna e nemmeno il caos organizzato che ci si aspetta in una città del sud: quello che attrae è proprio la sua alterità rispetto a queste due grandi categorie di base, fenomeno tipico del centro Italia che nel capoluogo emiliano si sublima anche grazie alla nutrita schiera di studenti che affollano le vie ad ogni ora del giorno e della sera. Bologna piace e conquista, non ce n'è, ma solo gli osservatori più attenti. In particolare quelli che hanno avuto la fortuna di viverla da studenti universitari.
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