Al liceo ricordo un breve testo sul libro di inglese col titolo uguale a quello di questo blog. Allora non ne avevo colto in pieno il significato: come spesso accade certe cose, per comprenderle, bisogna prima viverle.
Quella di essere attorniati da un sacco di gente con la quale si interagisce ma, di fatto, sentirsi ugualmente soli è una sensazione veramente spiacevole. Ci si continua a domandare come mai e si entra in un circolo vizioso dal quale è impossibile uscire da soli. La sensazione risulta ancora più spiacevole se ci si porta dentro qualche peso di troppo. E' in queste occasioni che si invidia la capacità che hanno certe persone di premere il pulsante di riavvio, ricominciando tutto da capo come se non fosse accaduto nulla. Questo pulsante, ammesso che io ne sia fornito, non l'ho mai trovato. La frustrazione, col tempo, mi ha portato a non cercarlo nemmeno più.
Non è forse un caso che mi senta così proprio in questi giorni in cui si parlava di quanto sia raro trovare persone attente alle tue esigenze: a quanto pare è un problema molto comune, quindi non pretendo di essere unico in questa categoria. Tuttavia continuo a pensare che ci siano persone più predisposte di altre ad accogliere le confidenze altrui. Solo che tutti quelli che hanno il patentino di confidenti finiscono spesso per non essere capaci di trovare chi faccia lo stesso per loro. O si ha la capacità di entrare in sintonia con l'altro, anche solo per qualche istante, o si creano legami così forti da creare questa sintonia per naturale conseguenza. E' un'alchimia difficile ma necessaria.
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