Classico film senza una narrazione lineare, dove conta molto di più la qualità dei personaggi e degli attori che li interpretano. In generale non mi ha entusiasmato, ma alcune cose le ho trovate veramente notevoli, ad iniziare dal protagonista, Sean Penn (ma non è una novità): il suo personaggio, una vecchia star del rock, è interessante ma un po' "caotico", nel senso che prende spunto da troppi stereotipi propri della cultura musicale contemporanea, ad iniziare da Robert Smith dei Cure, passando dall'immarcescibile Ozzy Osbourne.
Non mi piace scrivere recensioni tecniche, anche perché non ne sono all'altezza, ma il film mi sembra girato in modo non scontato, con primi piani ravvicinatissimi del protagonista, a sottolineare quanto sia l'empatia con questo personaggio il vero focus della storia. Cosa mi ha colpito? Un passaggio. Quello in cui si dice che due persone tristi non possono stare insieme. Cheyenne, la rockstar, ha tra i progetti di vita residui quello di far mettere insieme una ragazza dark di nome Mary con un impacciato commesso di un centro commerciale. Ma ad un certo punto si accorge che questo progetto non può vedere la luce, a causa dell'incompatibilità delle due persone: non puoi mettere insieme due persone tristi perché finirebbero per annullarsi.
Probabilmente non è il motivo fondamentale del film, ma di sicuro non è nemmeno un aspetto secondario dal momento che si tratta comunque di una storia sul male di vivere, sul trascinarsi lento delle cose, sulla presenza opprimente del passato, sulla fatica di essere tra gli altri senza maschere. Questa frase, sintesi di tutto questo e di molto altro, fa riflettere. E soprattutto conferma che una delle poche certezze che si hanno nella vita è che tutti, ma proprio tutti, hanno il diritto/dovere di essere felici, o quantomeno di provare ad esserlo.
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