Leggendo sul dizionario la definizione di delusione c’è scritto: “Essere amareggiato e rattristato per la mancata corrispondenza tra le proprie aspettative e la realtà”.
E qui inizia il bello. Quanto è colpa delle aspettative e quanto della realtà? A ben guardare il problema, che non ha soluzione, è un finto problema. L’uomo perfettamente saggio sa benissimo che mentre sulla realtà può esercitare un blando controllo, sulle aspettative è in grado di intervenire molto di più. Se mi cimento ai fornelli, inutile che lo faccia pensando già di avere il giorno dopo una mia trasmissione televisiva nella quale, con occhio ammiccante, educo giovani madri di famiglia o inebetiti single senza manualità all’arte culinaria. Se pasticcio col PC, inutile che fantastichi un giorno di avere la mia bella società a Palo Alto (a proposito, sapete perché la cittadina si chiama così? Prende il nome da un alto albero di sequoia). Molto meglio limitarsi a non far danni e a cercar di far funzionare la cosa che sto facendo per la ristrettissima cerchia dei miei conoscenti. Solo col tempo scoprirò se ho attitudini tali da rendermi una specie di genio in quello che faccio. Dunque, rassegniamoci tutti quanti, tocca lavorare sulle nostre aspettative.
Ci sono persone più portate di altre a provare delusioni. Secondo quanto appena detto, ciò dipende dalla loro innata tendenza a porsi obiettivi troppo ambiziosi. O meglio, visto che non c’è nulla di sbagliato a sognare traguardi altisonanti, a porsi obiettivi troppo ambiziosi nell’immediato. La gente di successo, a ben guardare le loro biografie, unisce una grande determinazione alla capacità di saper procedere per gradi: il famoso “un passo dietro l’altro”. Prima di imparare a correre, dobbiamo essere capaci di rimanere in equilibrio. Solo la pratica ci dirà quanto siamo in grado di bruciare le tappe, non la nostra convinzione iniziale: quella è il propulsore, non la garanzia di riuscita.
Imparare a far questo significa avere una grande consapevolezza delle proprie capacità e dei propri limiti. Non so voi, cari miei quattro lettori, ma io me lo ripeto come un mantra tutti i giorni. Purtroppo appartengo a quella categoria di sognatori che vogliono subito i risultati e si immaginano già ad un livello di perfezione in realtà molto difficile da raggiungere. Per carità, non c’è nulla di male nel provare ogni tanto qualche cocente delusione. Il problema sorge quando le delusioni si susseguono senza soluzione di continuità. Lì c’è da lavorare parecchio: non parliamo delle delusioni circa le persone, poi. In quel campo sono dolori di pancia lancinanti. Eppure il masochismo può anche essere trasformato in vera e propria forma d’arte.
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