lunedì 5 dicembre 2011

05/12/2011 - Jambalaya n. 19

Che cosa può impedire ad uno Stato di trovarsi nella situazione per cui una ristretta classe dirigente, con interessi del tutto particolari e completamente slegati da quelli della massa, si trova a prendere decisioni per tutti? Decisioni che ignorano completamente le vere esigenze dell'uomo comune?
A ben guardare l'unica risposta è: "l'emancipazione" dei poveri. Finché le classi meno abbienti vivranno in modo atomizzato, affidandosi sempre alla filantropia e alla capacità di decidere del potente di turno non c'è molta speranza di cambiamento. E per impedire che ciò accada bisogna lavorare sulle piccole cose quotidiane, ragionando in termini sistemici e non per i piccoli tornaconto del momento. E' da questo punto di vista che l'attuale classe politica TUTTA ha fallito pienamente la propria missione. Dietro certe battaglia fondamentali ha visto troppo spesso il calcolo politico contingente, sacrificando ad esso la lotta culturale di fondo. Abbiamo distrutto alcune idee fondamentali della nostra epoca, interpretandole solo per i loro risvolti economici: è forse giunto il momento di recuperarle nella loro valenza più ampia, culturale. Per farlo, ripeto, occorre partire dal basso, dalla quotidianità di ognuno di noi.
La nostra è diventata una società troppo brava ad infischiarsene delle idee, a tutti i livelli ed in tutti i settori. Le idee non hanno peso e, si pensa, non aiutano ad arrivare alla fine del mese. Non è così. Un'idea è una prospettiva con cui guardare la realtà e, come tale, è uno stimolo a modificare le condizioni contingenti in funzione di un obiettivo comune. Un'idea, considerata tale, è molto più concreta di ogni piccola grande azione compiuta quotidianamente da ciascuno di noi.

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